
Da qui nasce una domanda legittima: quanto è davvero sicuro un sito vibe coding se non lo realizza un professionista, ma lo costruisci da solo con l’aiuto di una chat AI? La risposta sta nei rischi dello sviluppo web che la maggior parte degli appassionati semplicemente non vede, ed è proprio di questi che parla questo articolo.
Oggi sui social network regna una grande euforia attorno agli strumenti di vibe coding. Strumenti come Bolt.new, Lovable e v0 promettono che chiunque può diventare programmatore: basta “chattare” con l’intelligenza artificiale, cogliere il mood giusto e nel giro di poche ore hai un sito o un’app funzionante.
La sicurezza nel vibe coding raramente è il primo pensiero, quando qualcuno apre la finestra della chat e scrive il suo primo prompt. L’intelligenza artificiale oggi è come uno stagista incredibilmente veloce, ma del tutto irresponsabile. Può costruire una bella facciata a una velocità record, ma senza supervisione professionale, competenze e un lavoro scrupoloso questa facciata crollerà alla prima prova seria. Ecco cosa si nasconde davvero dietro i preventivi delle agenzie nell’era in cui “programmare lo sanno fare tutti”.
1. I rischi dello sviluppo web dietro l’illusione del “prodotto finito”
La maggior parte delle persone che creano un sito da sole con l’aiuto dell’IA vede solo la parte visiva e le funzioni di base: sembra tutto cliccabile e funzionante. Ma i dati più recenti delle principali aziende di cybersicurezza rivelano un quadro molto più preoccupante di ciò che resta “sotto il cofano”. In concreto, i rischi del vibe coding si nascondono su tre livelli: nell’applicazione stessa, nel suo codice e nella catena di fornitura del codice.
380 000 app accessibili pubblicamente, 5000 con vere fughe di dati. Nella primavera del 2026 l’azienda di cybersicurezza RedAccess ha analizzato circa 380 000 app pubblicamente accessibili create sulle più popolari piattaforme di vibe coding (Lovable, Base44, Replit, Netlify). Circa 5000 di esse, cioè l’1,3% circa, hanno di fatto esposto dati aziendali o personali sensibili. Tra queste app vulnerabili, quasi il 40% rivelava informazioni mediche, finanziarie o altrimenti sensibili, comprese conversazioni di pazienti, documenti finanziari aziendali e corrispondenza con i clienti non anonimizzata.
Il numero sembra irrisorio, ma si parla di centinaia di migliaia di soluzioni aziendali realmente in funzione, in cui il “vibe coding” è l’unico strato di sicurezza.
Codice generato dall’AI: dal 40% al 62% dei casi contiene vulnerabilità di sicurezza. Questa è un’altra cifra, non meno importante: i test condotti da Cloud Security Alliance e da laboratori accademici (BaxBench, NYU) mostrano che da quasi la metà fino a due terzi del codice scritto dall’intelligenza artificiale contiene qualche falla di sicurezza, indipendentemente dal fatto che venga usato in una piattaforma di vibe coding o nell’editor di uno sviluppatore professionista.
La differenza sta in chi nota questi errori prima del lancio e in chi li scopre solo dopo un incidente.
Pacchetti di codice allucinati come nuovo vettore di attacco. Lo studio presentato alla conferenza USENIX Security 2026 (ricercatori dell’Università del Texas a San Antonio, dell’Università dell’Oklahoma e del Virginia Tech) ha rilevato che circa il 19,7% delle librerie di codice (pacchetti) suggerite dall’IA non esiste affatto. L’IA tende ad “allucinare” e a inventare nomi che in realtà non esistono.
Gli hacker lo sanno, registrano questi nomi inventati con codice malevolo, e il tuo sito creato dall’IA lo scarica volontariamente nel proprio sistema. Nel settore della sicurezza questa tecnica si chiama “slopsquatting”.
Il doppio del rischio di far trapelare le password. Il rapporto annuale “State of Secrets Sprawl 2026” dell’azienda di sicurezza del codice GitGuardian indica che nel 2025 sono stati esposti sul GitHub pubblico 28,6 milioni di nuove chiavi di accesso e password, il 34% in più rispetto all’anno precedente. Lo stesso rapporto mostra che gli assistenti IA (ad esempio Claude Code) lasciano chiavi API o password sensibili in chiaro nei commit nel 3,2% dei casi, contro l’1,5% dei commit di codice scritto da persone, quindi quasi il doppio delle volte.
Per cosa paghi un’agenzia?
I professionisti non fanno pagare la scrittura del codice, ma il suo audit di sicurezza. L’agenzia garantisce che i dati siano cifrati, che le SQL injection siano impossibili e che il sistema rispetti i rigorosi requisiti del GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati).
Sanno esattamente dove l’IA tende a sbagliare e chiudono queste falle a mano. Di conseguenza, un sito sicuro non nasce per caso: è il risultato di una supervisione regolare e del lavoro quotidiano.
2. Esempi reali: quando il “vibe” si trasforma in causa legale
Per capire che non si tratta solo di minacce teoriche, basta guardare ai recenti incidenti sul mercato, documentati dagli analisti della sicurezza.
L’app di incontri “Tea” – Gli sviluppatori, con grande entusiasmo, hanno lanciato un’app di incontri per donne, realizzata interamente con il metodo vibe coding. Poiché nessuno ha eseguito una revisione del codice, a causa di un errore di logica il sistema permetteva a qualsiasi utente esterno di vedere le conversazioni private e i dati del profilo di altre persone.
Il risultato: un enorme danno reputazionale e la perdita della fiducia degli utenti.
La fuga di dati di “Moltbook”. A causa di un database cloud configurato in modo errato, che nessuno ha verificato durante il processo di sviluppo con l’IA, più di un milione di token di autenticazione degli utenti sono diventati liberamente accessibili su internet.
Se un incidente simile accade sul sito di un’azienda, le perdite tra sanzioni e reputazione danneggiata possono arrivare a decine di migliaia di euro. L’agenzia si assume la responsabilità legale e finanziaria affinché scenari di questo tipo non si verifichino.
3. Sviluppo web professionale: perché l’intelligenza artificiale accelera il lavoro, ma non lo sostituisce
Ecco il grande segreto: oggi anche le migliori agenzie usano l’intelligenza artificiale. Ma c’è un’enorme differenza tra come la usa un dilettante e come la usa un esperto di cybersicurezza e programmazione.
Il dilettante vede che il design è pronto e il pulsante funziona, e dice: “Perfetto, è pronto, andiamo online!”
Il professionista usa l’IA per svolgere in trenta minuti un lavoro da cinque ore, ma dedica tempo extra a controlli attenti e accurati.
Verifica l’architettura del codice, esegue test di carico (come si comporterà il sito se arrivano contemporaneamente decine di migliaia di utenti), ottimizza la velocità e la visibilità sui motori di ricerca.
La sicurezza del codice IA parte da un controllo integrato, ma non finisce lì. Anche lo strumento di IA stesso può avere un controllo di sicurezza integrato, ad esempio Claude Code offre il comando /security-review, che prima della consegna del codice verifica le vulnerabilità più comuni. Ma un controllo automatico di questo tipo è uno strumento di supporto, non un processo.
Il processo di sicurezza del codice in un’agenzia professionale è diverso: il codice viene prima controllato prima di arrivare nel repository privato, poi di nuovo prima di arrivare sul server, e solo dopo diventa disponibile online.
In ognuno di questi passaggi c’è la possibilità di individuare e fermare un errore prima che se ne accorga il cliente o, peggio ancora, un attaccante.
Il prezzo di un’agenzia non è il costo del tempo passato a battere sulla tastiera. È il costo dell’esperienza e del pensiero sistemico.
L’IA non conosce le specificità del tuo business, non sa come integrare il tuo vecchio sistema di contabilità con il nuovo magazzino e non può garantire che il sito funzionerà senza errori dopo il prossimo aggiornamento del browser.
Conclusione: cosa compra davvero il cliente?
Se ti serve un semplice depliant digitale, un portfolio o un progetto per hobby, la questione non è solo se puoi costruirlo da solo con gli strumenti di vibe coding. La domanda è se il risultato raggiungerà la stessa esperienza utente e la stessa qualità di design di un professionista. Spesso la differenza si nota già a prima vista.
Ma se parliamo di un’attività in cui il sito accetta pagamenti, tratta i dati personali dei clienti, si integra con i sistemi interni e rappresenta la principale fonte di guadagno, affidarsi a un’agenzia professionale di sviluppo web non è un lusso superfluo, ma gestione del rischio.
Pagando un’agenzia non compri semplicemente del codice. Compri la certezza che i dati dei tuoi clienti, nel tuo Paese e altrove, non finiranno in rete, la garanzia che il sistema non si spegnerà in piena notte durante la più grande promozione, e la competenza che distingue una “bella immagine” da uno strumento di business stabile, redditizio e sicuro.
L’intelligenza artificiale ha democratizzato lo sviluppo, ma ha anche portato a un nuovo livello il valore della supervisione e della responsabilità professionale.
Indipendentemente dalle dimensioni del progetto, la differenza tra “sembra pronto” ed “è pronto” la fa proprio la persona che controlla ogni simbolo scritto dall’IA e che esegue regolarmente un audit di cybersicurezza per ogni progetto consegnato al cliente.
Fonti:
- Studio di RedAccess sulle fughe di dati nelle app create con vibe coding: Zen Van Riel AI Engineer Blog, Finance Accounting Tech
- Studio di Cloud Security Alliance / BaxBench sulle vulnerabilità del codice generato dall’IA: CSA Research Note
- Studio di USENIX Security sui pacchetti di codice “allucinati” dall’IA (“slopsquatting”): BleepingComputer
- GitGuardian “State of Secrets Sprawl 2026”: Blog ufficiale di GitGuardian
- Studio del CSET della Georgetown University sui rischi di cybersicurezza del codice generato dall’IA: Georgetown CSET
I nostri servizi che possiamo realizzare
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